venerdì 3 novembre 2017

I Simpson e la filosofia


Lisa la vegetariana.

Sceneggiatura: Greg Daniels; Regia: Wesley Archer; Messa in onda originale: 8 ottobre 1995, settima stagione
Riassunto dell’episodio: Lisa, dopo aver fatto amicizia con un agnellino allo zoo, decide di diventare vegetariana. Questa sua scelta le comporterà non pochi problemi poiché sia a scuola sia a casa viene denigrata e tutti cercano di farla tornare onnivora. Le tensioni in famiglia aumentano quando Homer decide di preparare un barbecue, trovando Lisa subito contraria. La ragazzina cerca in tutti i modi di proporre anche un menù vegetariano per gli invitati, ma viene nuovamente derisa per questo. Allora decide di rovinare il barbecue buttando via la portata principale e scatenando così le ire di Homer. Siccome considera la sua una famiglia di selvaggi, decide di scappare di casa e va al Jet Market dove, stufa di sentirsi diversa, assaggia un hot dog ma poi scopre che si tratta di un hot dog vegetariano e che anche Apu è vegetariano. Inoltre incontra anche altri due vegetariani, Paul e Linda McCartney che le consigliano di tornare dalla sua famiglia. Alla fine, trovata da Homer, Lisa decide di appianare le divergenze con il padre, rispettando il suo pensiero. (riassunto tratto da Wikipedia).


Lisa tra l’etica Aristotelica e Jonas
Lisa compie una azione che sembra emergere dal profondo della sua interiorità. Quello che si viene delineando è una sorta di imperativo categorico, meglio forse una massima interiore, che Lisa applica alla sua vita per quanto riguarda ciò che può o non può mangiare. Nasce dal suo io l’ordine imperativo ed è a se stessa che Lisa deve obbedire, a quelle voci interiori (daimon socratici) che la implorano di agire in un determinato modo imboccando la strada della dieta vegetariana.

Collegandoci ad Aristotele dobbiamo però inoltrarci in una riflessione più ampia che l’episodio suggerisce: Lisa non solo impone a se stessa l’imperativo di non mangiare carne, ma si indigna del fatto che gli altri non vogliano fare altrettanto. Aristotele ci direbbe che già il ben agire è garanzia di serenità interiore e dunque di felicità. Invece, Lisa vede esplodere in sé una rabbia incontrollabile verso tutto e verso tutti, compresi genitori e fratello. Come citata da Aristotele così si esprime una iscrizione al tempio di Delo: Bellissimo è il culmine del giusto, ottimo l’essere in salute, conseguire ciò che desidera il cuore è piacevolissimo per sua natura.
Aristotele aggiunge che le azioni secondo virtù sono piacevoli in sé. Allora perché Lisa si indigna? Non dovrebbe bastarle il suo essere virtuosa? In fondo la morale dell’episodio sta proprio lì, nella scoperta di Lisa che una virtù, seppur buona, non può essere imposta e forzatamente condivisa. Bastare a se stessi sul piano del benessere che conduce alla felicità può non essere sufficiente, ma sicuramente è già qualcosa. Lisa non ha capito che agire per il bene è già di per sé un premio ed è la strada sicura per la felicità. Certo la preoccupazione di Aristotele è puramente individuale, per quanto sia proprio la politica l’arte che dovrebbe insegnarci ad inseguire il sommo bene e per Lisa non è facile sostenere il proprio cammino quando tutto il mondo rema contro. Non è facile isolarsi in una campana di vetro, specie se alla base delle preoccupazioni etiche di Lisa ci sta l’avere a cuore la vita di altre creature che lei, con la sua condotta irreprensibile, purtroppo, comunque non salva da morte certa.


In soccorso di Lisa arriva Jonas con la sua etica della responsabilità che mette in campo l’idea che senza una correlazione di azioni responsabili è ben poca consolazione il proprio agire virtuoso. Perché ogni nostra azione, dice Jonas, deve essere vista nell’ottica delle conseguenze future, conseguenze che non possiamo ignorare. L’indignazione di Lisa è in questo senso legittima, perché la virtù del proprio agire non le basta per la sua tranquillità interiore sapendo che le conseguenze dell’agire di tutti gli altri uomini conducono a risultati nefasti. Insomma Lisa va oltre Aristotele, almeno nelle sue premesse generali che sottolineano la convergenza indissolubile di virtù e felicità.

Va oltre Aristotele pur rimanendo nel suo solco, perché lo stagirita afferma che la virtù è insegnabile, trasmissibile; ecco, Lisa in questo senso è aristotelica, perché cerca di trasmettere, invano, il messaggio che il vegetarianesimo è eticamente più retto dell’onnivorismo.

Ma addentrandoci nell‘Etica Nicomachea scopriamo che Aristotele anche a questo, indirettamente, aveva pensato. Per lui la virtù non sta nella singola azione o nel gesto isolato, ma è frutto di una vita ad essa dedicata. Solo alla morte di un uomo possiamo dire se questi è stato veramente virtuoso; e allora l’episodio di Lisa vegetariana si blocca sul più bello, ma lascia aperta una speranza: che Lisa persegua la sua strada con ostinazione e coerenza e che la sua vita diventi esempio per gli altri, esempio vivente con il quale si possa insegnare e mostrare un diverso modo di agire. Se Lisa rimarrà coerente con se stessa, non solo avrà fatto un buon servigio a se stessa e al proprio benessere interiore, ma sarà stata di esempio e di insegnamento per gli altri, colmando differitamente quel vuoto che lei stessa sentiva, ovvero il non poter convincere gli altri della bontà della propria scelta. Con la forza non si può insegnare niente di veramente profondo.