sabato 6 marzo 2021

 

SCHINDLER'S  LIST

a cura di Asia Balducci

(Laboratorio di Videomaking 2021, del Liceo Vallisneri di Lucca)

 Analisi formale di una sequenza, come esercizio per il riconoscimento delle diverse tipologie di inquadratura cinematografica

Schindler's List - La lista di Schindler (Schindler's List) è un film del 1993 prodotto e diretto da Steven Spielberg, interpretato da Liam NeesonBen Kingsley e Ralph Fiennes e dedicato al tema della Shoah.

Caratteristica saliente del film è quella di essere stato girato interamente in bianco e nero, fatta eccezione per quattro scene: la prima è la scena iniziale, in cui si vedono due candele spegnersi, così come, simbolicamente, la fiammella di altre due candele riacquista colore verso il termine della storia. La seconda e la terza scena in bianco e nero, dove appare una bambina con un cappotto, solo quest'ultimo colorato di rosso, dapprima durante il rastrellamento del ghetto, poi durante la riesumazione delle vittime. Infine, è interamente a colori la sequenza finale del film, quando, ai giorni nostri, vengono rispettosamente deposti i sassi sulla tomba del vero Oskar Schindler presso il cimitero di Gerusalemme

La sequenza che andiamo ad analizzare ci racconta, con un montaggio parallelo, tre azioni che si svolgono, non contemporaneamente, ma che sono legate da affinità tematiche e analogie.

 Una donna, la cui voce fuori campo sentivamo all’inizio della scena, è adesso inquadrata attraverso un primo piano.


Qui abbiamo un campo lungo che ci permette di osservare il campo di prigionia in cui si trovavano gli ebrei.


Successivamente ci viene presentato Amon Goeth con un dettaglio, ovvero le sue mani che versano da bere in un bicchiere e, nell’inquadratura, un primo piano laterale successiva troviamo il suo viso.


Poi a scena cambia e iniziamo a sentire la voce di una donna che sta cantando, all’interno di un locale, in questo caso il regista ha usato un piano medio e, sfruttando la profondità di campo, fa vedere agli spettatori che tra il pubblico vi è anche Oscar Schindler (Liam Neeson).


La voce della donna si abbassa, fino a diventare un suono soffuso, mentre l’inquadratura ci mostra una cantina nella quale Goeth entra scendendo dalle scale, riprendendolo da un piano medio, e subito volge lo sguardo a qualcosa.


Il piano medio successivo ci permette di vedere l’ambientazione, cioè una cantina umida, e il motivo per il quale Goeth vi sia andato: Helene Hirsch, la donna ebrea che Goeth ha assunto come sua domestica personale e per la quale prova un’attrazione fisica.


Amon comincia a girare intorno ad Helene, mentre le parla e lei è ferma, al centro, completamente immobile. Per i due minuti successivi la scena ci offre quasi completamente in piano-sequenza, un “dialogo” tra i due, anche se e meglio sarebbe chiamarlo monologo, in quanto l’unico a parlare è Goeth. Helene resta in silenzio per tutto il tempo.


Inoltre alcuni primi piani ci permettono di percepire il completo disagio che la donna prova in quell’istante, creando in noi altrettanta ansia e paura.


Attraverso un primissimo piano laterale lo schermo mostra agli spettatori Goeth e Helene: lui comincia a sfiorarla, toccandole i capelli e poi il viso; lo spazio tra loro è sempre minore e riusciamo a vedere addirittura Helena tremare.

 

L’inquadratura cambia del tutto e ci troviamo di nuovo nella Sala al piano di sopra dove la cantante si è già avvicinata a Schindler e prontamente gli accarezza il viso, proprio come Goeth e Helene.

Mentre la cantante sta per posare la mano sul viso di Schindler, l’inquadratura cambia in modo che sia Goeth a completare l’azione sul viso di Helena. Esempio di montaggio analogico.


Allo stesso modo di prima torniamo alla cantante che, finalmente prende il viso di Schindler tra le mani, mentre siede sulle sue ginocchia. Con uno stacco di montaggio torniamo a Goeth e Helene che si trovano nella stessa posizione della cantante con Schindler; con un primissimo piano ci viene mostrato che Helene è immobile, grondante di sudore, mentre Goeth si avvicina a lei piegando la testa per baciarla. Ciò avviene anche tra la cantante Schindler, che si baciano, invece Goeth, si ferma prima di baciarla e cambia idea.


Nel frattempo il rito matrimoniale ebraico si è concluso e, come da tradizione, si è arrivati alla “rottura del bicchiere” che in mancanza è stato sostituito da una lampadina. La donna che ha celebrato il rito poggia la lampadina su uno straccio bianco; e, subito dopo, lo sposo schiaccia la lampadina con il piede, tutto questo inquadrato con un dettaglio, in modo da far vedere allo spettatore tale rito.




Il rumore del vetro rotto si mescola a quello dello schiaffo che Goeth tira a Helene e che vediamo nell’inquadratura immediatamente successiva (primissimo piano).


 

 

 

 

 

 

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