mercoledì 14 ottobre 2015

Un luogo chiamato libertà


Le condizioni di lavoro dei minatori inglesi, durante la Prima Rivoluzione Industriale, descritte in questi capitoli estratti da Un luogo chiamato libertà di Ken Follett



Siamo nella Scozia della seconda metà del 1700 in piena rivoluzione industriale, Lizzie, una giovane proprietaria terriera cresce in un ambiente in cui le insegnano che esistono padroni o signori che hanno ogni diritto e privilegio ed esistono classi sociali svantaggiate la cui condizione, per volere di Dio è subalterna. Tra questi poveri lei conosce Malachi MacAsh, figlio di minatori e a sua volta destinato al lavoro in miniera fin dalla prima infanzia, un ragazzo con cui cresce nell’età dei giochi fino a quando le differenze sociali non si fanno sentire e il destino dei due ragazzi sembra divergere. Lizzie ha però un carattere battagliero e curioso e vuole conoscere le condizioni di vita dei minatori che, per bocca di Mack, sono definite infernali. Un giorno, accompagnata dal figlio minore del padrone della locale miniera di carbone, il giovane Jay, Lizzie, camuffandosi da uomo si fa condurre a visitare le miniere del padre di Jay, sir George, fino nel cuore della terra. La sua è una visita che avviene di notte e così dobbiamo immaginare la scena svolgersi in una atmosfera buia e tetra. Gli uomini dentro la miniera lavorano alacremente come al solito.
E’, questo capitolo del romanzo, un quadro vivido ed emozionante delle condizioni di vita dei minatori dell’epoca, un atto di accusa che testimonia quella che era la faccia oscura e sofferente del miracolo della Prima Rivoluzione Industriale.



 
 
 
 

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